Maria Daniela Carta nasce nel 1964 a Sassari, dove attualmente, vive, lavora e propone periodicamente nuovi progetti innovativi inerenti il valore dell’inclusione sociale, suo punto fermo sia in ambito teatrale che letterario. Inizia il suo percorso artistico nel 2014 iscrivendosi al corso di improvvisazione e tecniche teatrali dell’Associazione Culturale ArtsTribù, presso il Teatro ferroviario di Sassari, che termina l’anno seguente e la conduce a ottimi risultati appena 4 anni più tardi. Nel 2019, difatti, appena terminata anche la formazione cominciata nel 2015 con la Scuola d’Arte La Volpe Bianca, conseguendo l’attestato di formazione e qualifica di Performer Teatrale, conclude il suo percorso con la produzione di un cortometraggio dal titolo Tracce, di cui ha curato regia, scenografia e costumi. Un cortometraggio sviluppato tra la Body Art e la Performance Art o arte performativa di Ana Mendieta e il Manierismo di Bill Viola, e che si spera possa essere rappresentata presso un sito archeologico.
Ma già nel 2016, grazie alla sua creatività preesistente dall’inizio della sua carriera teatrale, Daniela crea e interpreta il personaggio del Barbagianni, presentato al Teatro Comunale di Sassari nel biennio 2017-2019 e depositato come opera inedita presso la SIAE. Al contempo, Daniela idealizza due progetti Teatrallenando muscoli in scena e Metroxformance: il primo, un laboratorio con esito scenico finale, attraverso il quale – per la prima volta – il teatro è entrato nelle palestre, ed è dedicato a bambini di 8-10 anni; ed il secondo, per ragazzi e adulti, è un gioco a punti basato sulla scelta causale di testi da portare in scena – ambedue brevettati e depositati sempre nel 2019. Contemporaneamente la scrittrice, teatrista, performancer partecipa attivamente a vari spettacoli tra cui: Matrix, basato sulla celebre trilogia cinematografica; Una Notte al Convento (febbraio 2017), ambientato all’interno del Convento della Chiesa di San Pietro in Silki a Sassari, con rivisitazione di un personaggio del Medioevo, Santa Hildegarda di Bingen ideazione monologo, costume e interpretazione con Canto Gregoriano a cappella, del brano in latino Veni Spiritus – il personaggio di Hildegarda di Bingen sarà nuovamente presente in un’altra performance nel maggio 2024 dal titolo Hildegarda. Il cammino dell’umanità; Il soffio dell’Anima presso ill Castello di Castelsardo(giugno 2018); infine, fra le tante apparizioni sul palco del teatro – delle quali solo alcune sono qui menzionate – interpreta anche Shylock un personaggio tratto da Il Mercante di Venezia di William Shakespeare nel centro storico di Castelsardo.

Il 2022 è per Daniela l’anno di svolta per un ampliamento del proprio lavoro. Infatti, poiché mossa da una maggiore spinta letteraria – posteriore a quella del teatro – partecipa ai concorsi letterari indetti da Catartica Edizioni: “ Urban Jungle” nel cui volume Separazione vol. II, viene pubblicato il suo racconto Il segreto all’inizio della paura e vince la pubblicazione inoltre dei racconti Il Gran Samà, alla V Edizione del Premio Tene Tene”- Ricky Pesce-viola e altri racconti dal tema Chi vuol essere un pirata?” e Pedra Ischidada, nella collana Contos di Sardegna.

Sempre nel 2022, dal mese di maggio, Daniela cura ed è responsabile della parte organizzativa dell’Associazione artistica e culturale CreArte assieme alla Presidente Daniela Zeffiro per quanto concerne la Sardegna. In occasione della 368a Festa di Sant’Efisio di Cagliari mette in scena due performance: il 5 maggio 2024 Il segreto all’inizio della paura adattandolo in parte alla storia diSanta Restituta, organizzato in collaborazione con la preziosa collaborazione dell’Unione Italiana Cechi e Ipovedenti di Cagliari, la cui UICI di Sassari, al fine dell’inclusione sociale, ha fatto stampare nel 2023 i suoi racconti in Braille fra cui anche Il Gran Samà. Tra le tappe di inclusione del suo progetto quella di maggior spicco è quella caratterizzata da un vero e proprio viaggio sensoriale per ipovedenti e non vedenti a bordo del Trenino Verde della Sardegna, lungo la tratta Mandas-Laconi; e il 17 maggio dello stesso anno Hildegarda. Il cammino dell’umanità, il segno, presso la Cripta di Santa Restituta di Cagliari. Sempre nel 2024 come uno degli ultimi progetti che Daniela ha proposto, c’è la salvaguardia del patrimonio linguistico-culturale sardo, tramite il progetto Aiò iscìddinni a pizu. Un laboratorio dedicato a bambini fra gli 8-10 anni che si svolge una volta a settimana presso l’anfiteatro di via Forlanini, frutto di un progetto Regione-Comune di Sassari, all’interno dell’Istituto Comprensivo San Donato. Il laboratorio è guidato da Roberta Tola e dalla Nostra Daniela Carta. Lo stesso anno la parte teatrista di Daniela, in merito alla salvaguardia per le minoranze linguistiche e grazie al progetto appena menzionato, viene messo in scena lo spettacolo in sardo Samà lu mannu ossia la sua opera Il Gran Samà tradotto in lingua sassarese, pubblicandolo al contempo sempre con Catartica Edizioni – del qual libro parleremo fra qualche istante.
In formazione continua, consegue vari attestati in diverse scuole di teatro e ha il piacere di conoscere altri teatristi quali Enrique Vargas (Direttore e fondatore del Teatro de Los Sentidos) e docenti del calibro di Patrizia Menichelli e Gabriel Hernandez dell’Universitat de Barcelona e frequenta corsi specializzanti presso il Teatro Kairos e l’Accademia Europea Formatori Teatrali -AEFT.
L’anno scorso è stata impegnata per l’organizzazione e la scelta della location del Mediometraggio Pedra Ischidada il cui racconto è ambientato tra le montagne del Supramonte di Orgosolo e per la cui realizzazione viene proposto il Villaggio di Rebeccu a Bonorva. Nonostante i vari Patrocini, per motivi tecnici, tutto slitta alla partecipazione del bando Regionale atteso quest’anno. Una personalità bellissima, insomma, che riesce a non fare annoiare nessuno grazie al suo carattere vulcanico e alla sua profonda interiorità.
Ma arriviamo a Il Gran Samà – un libro già stato presente al Maggio dei Libri, alla Primavera di Romangia e al MusaMadre Festival. Un vero caso di pura serendipità unisce il libro di questa splendida scrittrice sassarese dal cuore sconfinato e la filosofia intrapresa da Shardano. Due barche che seguono due percorsi paralleli e che conducono alla scoperta: l’una – quella del Gran Samà – che va alla ricerca del tesoro, ma non il classico tesoro alla Robert Louis Stevenson, più propriamente alla Daniel Defoe col suo Robinson Crusoe; l’altra quella di Shardano che di costa in costa, e di porto in porto dell’isola sarda, conduce alla scoperta del tesoro che essa ha nelle sue viscere, quello che emerge in superficie e che ci dona piacere nel rimpinzarci uditivamente e gustativamente. Due velieri quindi, due vascelli lignei giganteschi, con dei nocchieri che fermamente veleggiano alla scoperta o alla riscoperta del sé e dell’altro da sé, a volte a favore del vento, altre volte col vento contro – o come solle dire il grande Fabrizio De Andrè “in direzione ostinata e contraria” con la qual frase intendeva celebrare il coraggio e la follia di quanti navigano controvento, auspicandosi che questi “servi disobbedienti alle leggi del branco” vengano aiutati dalla fortuna. Tale viaggio lo intraprendono entrambi i vascelli per trovare un tesoro che non è fatto di oro stevensoniano – come anticipavo prima – bensì defoeniano. Perché Robinson Crusoe? Perché lui stesso è un viaggiatore in direzione contraria, soffocato dal proibizionismo familiare, costretto alle leggi d’un padre padrone, e impavido s’avventura nel bel mezzo dell’oceano. Nei vari viaggi colmi di eventi disastrosi e principalmente negativi, egli comincia a porsi i grossi problemi dell’anima, dell’essere e del non essere, della vanità del mondo e del valore della meditazione e della solitudine, della salvezza e della provvidenza. Per ciò è molto più prezioso di quello stevensoniano! Parimenti, – a grandi linee rispetto a Crusoe e in via del tutto metaforica nei confronti del racconto di Defoe – accade all’equipaggio del Gran Samà, che si contrappone notevolmente ai messaggi crusoeniani, antagonisti del bellissimo messaggio che, invece, vuole dare Daniela Carta, manifestamente inscritto nelle righe del suo libro di profondo valore atto all’inclusione sociale. Come dice nella prefazione del libro il Sig. Giovanni Fara, editore della stessa autrice e in questo caso anche prefatore de Il Gran Samà “l’autrice ci guida negli abissi dell’oceano e dell’animo umano. Attraverso le gesta di valorosi marinai e audaci pirati, ci immergiamo in un universo dove la diversità è celebrata e l’inclusione è la chiave per una vera ricchezza.”
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Ed è proprio di questa ricchezza che si va a parlare in questo articolo e in questo libro, troppo spesso ricercata troppo in là, e, assieme a questa, ciò che ne consegue, ciò che conduce alla felicità, quando invece ci si dovrebbe accorgere che è proprio qua: in noi. Dovunque ci troviamo, dovunque siamo, possiamo avere quel tesoro quella smisurata ricchezza sempre con noi, poiché dentro la nostra anima possiamo trovare ciò che veramente fa pulsare il nostro cuore e che ci dona la felicità. Sovente, purtroppo, ci si perde negli anfratti che questa vita cela, e troppo facilmente, perché deboli, sviamo dal percorso che ci eravamo prefissati di seguire. Ciò accade per via della scelta dicotomica societaria, della dialettica progresso-regresso oggigiorno sempre più crescente, che crea distacco invece che unione e i più non fanno che capire che è la via giusta da perseguire e i più potenti la spalleggiano con orgoglio innalzandola al cielo – e qualcuno, nei paesi transatlantici, anche oltre – come fosse un trofeo e come se avessero trovato la via giusta da seguire. E, difatti, così è per loro, mentre i comuni mortali e fra questi il popolino – nell’accezione positiva e non volgare del termine – si trovano sperduti in mezzo a un gozzaniano ciarpame reietto qui composto anche da un mare magnum notiziario abietto.
I tre racconti dell’autrice che abbiamo menzionato, dei quali ne parla esaurientemente in questa intervista con Pino Rotta, divenuti delle vere e proprie performance nel tempo, hanno molte cose in comune, ma in particolare una. Il segreto dell’inizio della paura tratta di un tema dal quale è reduce la stessa autrice dopo un’esperienza di lavoro, uno show letterario relativo alla sofferenza in carcere, rappresentato nella storia da un ragazzo che vive con la sua ombra, estensione del proprio corpo e della propria anima, che vive di ricordi sofferenti del suo fragile stato. Questo personaggio da questo punto di vista si lega, tuttavia, a quelli de Il Gran Samà un racconto di letteratura per l’infanzia che narra di pirati e avventure, e Pedra Ischidada che racconta di un ragazzo che viene accusato ingiustamente di un omicidio che non aveva commesso e viene messo in carcere a scontare una pena. Ed è proprio in carcere che si vede la trasformazione dello stato di malessere in qualcosa di più grande. Proprio come accade nel Gran Samà dove i personaggi parlano fra loro e scoprono l’ignoto, chi arriva da posti lontani, da mari, vissuti familiari difficili etc. anche per i personaggi de Il segreto dell’inizio della paura e de Pedra Ischidada è lo stesso: non si tirano indietro dall’empirismo interiore del proprio sé e dell’altro da sé, ed è solo così che usciranno da quel periodo difficile che attraversano, dal quale supereranno tutte le paure e le situazioni tormentose dalle quali le stesse paure sono scaturite e finalmente potranno accettare anche coloro che sono ‘diversi’ da loro stessi.
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«Le mie storie riposavano, poi, hanno deciso che dovesse essere il momento di venir fuori.»
Per conoscere la poliedricità di quest’autrice sarda, non mancare al nostro appuntamento del 27 Giugno 2025 alle 19:30 a Oristano presso il Jazz Winebar Temptation Shardano, in Via Giuseppe Biasi, 1 (zona Sacro Cuore).
Vi aspettiamo!

