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Un viaggio tra luce, colore e memoria: l’arte di Pietro Maria Lambroni

Intervista di Francesco Mura

Classe 1940, originario di Carbonia, Pietro Maria Lambroni,  noto semplicemente come Piero, è un artista che ha fatto della pittura un mezzo per raccontare emozioni, ricordi e visioni interiori. Le sue opere, realizzate principalmente a olio e acquerello, sono un’esplosione di luce e colore: non semplici immagini da guardare, ma inviti a scoprire, comprendere, sentire.
In occasione della mostra Spazio pittorico in un rapporto di luci e ombre presso la nostra sede di Via Biasi 1 a Oristano, abbiamo avuto il piacere di incontrarlo per farci raccontare qualcosa in più sulla sua arte e sul mondo che anima le sue tele.

Intervista a Pietro Maria Lambroni

«La luce è vita. E io amo la vita»

Il titolo della mostra è Spazio pittorico in un rapporto di luci e ombre, un contrasto che sembra centrale nelle sue opere.
«Più luci che ombre, certamente. Amo la luce, l’estate e il caldo, che ho sempre preferito. Invece odio il freddo. La mia mostra parla proprio del contrasto tra buio e luce: è la presenza dell’oscurità che ci fa comprendere quanto la luce sia preziosa. Il buio è quasi morte, ma serve a far risaltare la vita. Per me, la luce è vita. E io amo la vita, vorrei vivere per sempre, anche se so che non è possibile. Nella mia pittura, l’oscurità è il mezzo che uso per esaltare la luce.»

I suoi acquerelli colpiscono per l’intensità e la vivacità del colore. È un tratto distintivo del suo stile?
«Assolutamente sì. Amo molto il colore. In natura resto incantato davanti all’arcobaleno: è, per me, il simbolo della mia pittura. Da quel fenomeno traggo ispirazione e tutti i colori che mi servono per dipingere.»

Le sue opere trasmettono un senso profondo di serenità. Una scelta voluta?
«Sì, riflette il mio modo di essere. Sono un uomo pacifico, nella mia vita non ho mai litigato con nessuno. Amo mediare, cercare l’armonia. Quando percepisco un contrasto, cerco subito di appianarlo. Voglio che regni la pace, e questa mia ricerca di serenità si riflette anche nei miei quadri.»

C’è un’opera, tra quelle in mostra, a cui è particolarmente legato?
«Sì, quella intitolata I Pini. In quel dipinto ritrovo la mia pace interiore. Il pino è un albero a cui sono da sempre affezionato: fin da ragazzo frequentavo luoghi dove erano presenti questi alberi. Mi affascinano, mi trasmettono tranquillità. Il quadro rappresenta un lembo di Porto Pino, nell’estremo sud-ovest della Sardegna, un territorio a cui sono profondamente legato.»

“I Pini” Piero Lambroni

Dove trova l’ispirazione per un nuovo quadro?
«Quando un luogo mi colpisce, quando uno scorcio mi attira, scatto subito una foto: da lì parte l’ispirazione per un nuovo lavoro. A volte anche una semplice immagine su una rivista o una fotografia mi accende qualcosa. Cerco di cogliere l’insieme, la complessità della scena, senza fissarmi troppo sui dettagli. Sento quasi un’urgenza di dipingere. La mia è una pittura veloce, fatta di pennellate rapide, e so subito dove voglio arrivare. Forse è il mio carattere, o semplicemente il mio modo di vivere l’arte.»

Lei è nato a Carbonia nel 1940. È ancora molto legato alla sua città d’origine?
«Il mondo è pieno di luoghi meravigliosi, ma Carbonia ce l’ho nel cuore. Ci sono nato e vorrei anche morirci. Voglio essere sepolto lì, la mia famiglia lo sa. Sono profondamente legato alla città sulcitana: è quasi nata con me, Carbonia è del 1938, io del 1940. Quando sono nato, la città stava ancora prendendo forma. Di Carbonia conosco “tutti i bulloni”. È situata in una posizione meravigliosa, al centro del bellissimo territorio del Sulcis-Iglesiente, una costa che arriva fino a Teulada. Un luogo davvero straordinario.»

Grazie mille.
«Grazie a voi.»

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