Di Roberto Rampone
Massimo Granchi, scrittore, antropologo, comunicatore pubblico, ideatore e animatore di eventi culturali, nasce nel ’74 a Cagliari, nel quartiere di San Michele. Si trasferisce a Quartu Sant’Elena dove segue i suoi studi all’Istituto Comprensivo 3 di Pitz’e Serra per poi proseguire quelli universitari all’Università degli Studi di Cagliari, conseguendo la laurea in Scienze Politiche e in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni. Dopodiché Massimo decise di muovere in Svezia, a Stoccolma, dove ha lavorato per la Camera di Commercio italiana, per poi stabilirsi definitivamente in Toscana, fra Poggibonsi – paese nel quale attualmente vive – e Siena, città che l’ha reso un senese d’adozione e nella quale, nel 2008, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Istituzioni e Società e ha pubblicato la tesi dal titolo Siena: Immagine e realtà nel secondo dopoguerra (1943-1963). Nel 2009 ha fatto seguito la specializzazione a Milano in Media, storia e cittadinanza. Sempre nella città di Siena, Massimo ha fondato l’Associazione culturale Gruppo Scrittori Senesi di cui è Presidente onorario e istituito il Premio Letterario Città di Siena di cui è direttore artistico. È stato, inoltre, coordinatore del Premio Letterario Toscana, progetto istituito nel 2021, attualmente responsabile del settore cultura del Circolo “Peppino Mereu” ed è stato Vice Presidente del Club per l’Unesco di Siena.
Per diversi anni Massimo ha anche collaborato con riviste nazionali pubblicando articoli sui temi della comunicazione pubblica e istituzionale, sulla storia della comunicazione e sullo sviluppo locale. Attualmente lavora a Firenze nel settore pubblico, tiene laboratori di scrittura creativa nelle scuole dell’obbligo e all’università di Siena rivolti a bambini, ragazzi e adulti e laboratori rivolti ai detenuti nelle carceri.
In un’intervista Massimo dichiara di sé:
“Sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli e sfide creative; sono incuriosito dalla vita e dalle persone, mi piace lo sport, viaggiare e leggere. Ascolto musica di ogni genere. In passato ho studiato comunicazione e mi sono occupato di marketing del turismo. Nel futuro vorrei approfondire il mio interesse per la psicologia. Mi occupo con soddisfazione di formazione professionale nel settore pubblico. Scrivere è il mio modo di vivere intensamente e di esprimermi al meglio. La mia passione per la scrittura è nata quando avevo tredici anni; mi permetteva di veicolare energia e tracciare i confini di una ricerca interiore. Negli anni ho incontrato alcune persone speciali che mi hanno sostenuto e incentivato perché continuassi a scrivere, a credere nei sogni, ma soprattutto, a non temere le difficoltà e a essere tenace.”
Fra le sue opere si annoverano diverse tipologie letterarie, dal saggio al romanzo passando anche per i racconti brevi e le fiabe, ma ciò che caratterizza la penna di Massimo Granchi è indubbiamente il bildungsroman o romanzo di formazione, un genere letterario che nasce verso la fine del ’700 e che, come suo archetipo, vede il Wilhelm Meisters Lehrhahre (Gli Anni di Apprendistato di Wilhelm Meisters) del 1795 di Johann Wolfgang von Goethe e che, secondo una definizione del filosofo George Wilhelm Friedrich Hegel data durante le sue lezioni di estetica, in questo genere letterario si vede rappresentata la lotta fra “poesia del cuore e poesia della realtà esteriore”. Pertanto, un genere in cui, nel corso della lettura del libro, il lettore è direttamente portato a guardare l’evoluzione del protagonista, che volente o meno è tenuto a seguire i passi che la vita gli mette davanti con tanto di ostacoli d’intralcio per un sereno svolgimento della propria. Seguendo l’andamento vitale del protagonista, spesso, il lettore può ritrovarsi direttamente coinvolto in analogie che hanno probabilmente interessato la sua stessa vita nella fase della sua evoluzione interiore. Tale genere in passato promuoveva l’integrazione sociale dei personaggi che facevano parte della storia che veniva narrata, oggi tale genere vuole raccontare la vita nelle sue sfaccettature quali emozioni, sentimenti, azioni svelandoli nella loro genesi interiore.
Prima pubblicazione fra tutte, che Massimo Granchi scrisse, fu il saggio Camillo Berneri e i totalitarismi (Istituto Ugo Arcuri, 2006); seguirono poi la pubblicazione della tesi di dottorato suddetta ed il suo primo romanzo Come una pianta di cappero (0111 edizioni, 2013) col quale vinse, l’anno successivo, il premio online scrittore toscano dell’anno; Occhi di sale (Palabanda, 2016) che gli valse il Premio della Giuria Memorial Vallavanti Rondoni 2015 e Premio Murex Città di Parole 2015 per opere inedite, Premio Rive Gauce Festival 2015, Premio Santucce Storm Festival 2016; nel 2017 uscì il suo terzo romanzo La bellezza mite (Edizioni Il Foglio, 2017), finalista Premio Argentario, Premio Montefiore 2018 e Casa Sanremo Writers edizione 2019, finalista Premio Etruria 2021 e vinvitore del Premio Santucce Storm Festival 2021; l’opera inedita Il Principe delle Arene Candide venne pubblicata con Arkadia ed è stata finalista al Premio Città di Montefiorino, al Torneo Letterario IoScrittore 2018 e al Premio Bukowski 2019; successivamente sono apparsi nel mercato editoriale un racconto fiabesco dal titolo Granellina e il mostro ignoto (Edizioni Extempora, 2021), la silloge di racconti SE/DICI (Arkadia, 2022), la fiaba Fiammetta e lo stambecco bianco (Edizioni Extempora, 2022), il saggio Etnografia del mondo sardo: da Grazia Deledda a Salvatore Satta e Marcello Fois (1908-2009) (Il Papavero, 2023) e il suo quinto romanzo La memoria della vite (Arkadia, 2025).


Inoltre, Massimo è ideatore e direttore artistico del Premio Iannas città di Quartu Sant’Elena ed è stato componente del comitato scientifico di due progetti realizzati con il contributo dell’Assessorato del Lavoro della Regione Sardegna, tra cui la realizzazione dello “Spazio della narrazione dell’emigrazione e della pastorizia sarda nel centro Italia”, inaugurato dalla Presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde e dal Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani il 30 Marzo di quest’anno a Suvignano in provincia di Siena.
Come una pianta di cappero, suo romanzo d’esordio che lo introdusse nel mondo del romanzo di formazione, e che secondo coloro che accompagnarono Massimo nella presentazione, fra questi lo scrittore sardo Paolo Maccioni della penna del Nostro disse: “Si può osservare il modo accattivante che Massimo Granchi ha nella sua scrittura e la sua precisione nei dettagli. Non vi è luogo che sia stato toccato dalle vicende del romanzo che non sia descritto in modo netto e preciso e con un lampo di personale visione. Così è per Palermo (pag. 39), Roma (pag. 59), così è per la Maremma Toscana e le sue parentesi pastorali e campestri di cui ci dà un saggio (pag.132), così è per Cagliari di cui Edda (la protagonista del romanzo N.d.R.) ha sempre nostalgia ( pag.45).”
L’ultimo romanzo, La memoria della vite, uscito a gennaio di quest’anno narra parimenti di storie di vita, precisamente quella di Gabriel, un ragazzo di origine colombiana che vive con la mamma e il fratello minore in un condominio di Roma. Il padre ha fatto perdere le proprie tracce senza chiarire le ragioni della sua scelta e ha lasciato in famiglia un vuoto difficile da colmare. Nello stesso palazzo vive Sole, la migliore amica di Gabriel, che nasconde un passato tormentato nonostante sia allegra e ami la vita. È una sognatrice con molti progetti da realizzare e un legame da ricostruire con il papà. La madre di Sole è Liliana, una donna emancipata nata al Sud. Ha fondato un’agenzia di badanti nella capitale, il suo matrimonio è in crisi e possiede un legame profondo con l’isola di Procida dove ha trascorso le estati da bambina ed è lì che vorrebbe tornare. Le vite di Gabriel, Sole e Liliana sono intrecciate molto più di quanto possano immaginare. Un drammatico incidente le cambierà, costringendo i tre protagonisti a percorrere traiettorie esistenziali inaspettate, a rivedere le priorità, ma soprattutto, ad affrontare demoni nascosti dietro scelte ineluttabili.
Un romanzo sul significato delle relazioni umane, il coraggio, la speranza e la capacità di rinnovarsi, che ha permesso al suo autore di essere selezionato per la partecipazione alla LXIII edizione del celeberrimo Premio Campiello 2025, nella quale pur non arrivando in finale ha lasciato una traccia sicura di quello che è il suo stile letterario.

Visita il sito dell’autore: https://www.massimogranchi.it/
Il 16 Ottobre 2025 lo scrittore Massimo Granchi sarà nostro ospite a Oristano presso il Jazz Winebar Shardano (Ex Temptation), in Via Giuseppe Biasi, 1 (zona Sacro Cuore). Per un incontro atto a valorizzare il nostro patrimonio culturale sardo, l’impegno culturale profuso anche nel resto d’Italia da una delle penne sarde più attive Vi invitiamo a non mancare!
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