Di Roberto Rampone

Erbafoglio, rivista nata nel 1988 su iniziativa di Antonello Zanda e Tore Deiana, che da alcuni anni avevano dato vita a incontri informali di discussione su temi letterari e poetici, con una precisa proposta: consolidare quella consuetudine di incontri con un progetto di rivista intorno alla cultura poetica. La proposta fu lanciata e accolta da alcuni scrittori e poeti, che da diversi anni scrivevano e cercavano di farsi conoscere. Le riunioni erano occasioni in cui si progettavano i numeri, si leggevano i propri testi in reading improvvisati e si discutevano. Allora come ora, Erbafoglio è una delle pochissime realtà culturali che in Sardegna pubblica poesie e inserisce la produzione poetica in un contesto più ampio di produzione culturale. La tesi di fondo che ispira il lavoro dei suoi fondatori e collaboratori è che il modello poetico non debba essere soltanto espressivo specifico, bensì inquadrabile come “pensiero poetico” capace di interloquire con altri contesti, non solo specificamente culturali; pertanto, in grado di dare un contributo per la maturazione delle persone, sollecitando una maggiore consapevolezza di sé come soggetti culturali e sociali. L’idea della rivista si sviluppa così intorno ad un evento, un aspetto della nostra esistenza che viene reinterpretato e restituito poeticamente, con approfondimenti che toccano anche i confini della produzione musicale e letteraria, pittorica e fotografica, filosofica e antropologica.
Nel 1988 nacque il numero Ø (Zero) della rivista, che si presentava come un insieme di fogli fotocopiati e pinzati. Il fulcro del lavoro fu da subito l’“Evento”; un tema che però non si presentava come un argomento intorno a cui i poeti erano chiamati a scrivere, ma era, piuttosto, un orizzonte tematico su cui intervenire, innestando direzioni, percorsi, divaricazioni, distorsioni, contraddizioni, conflitti, paralleli, analogie, dialettiche e anche separazioni, sublimazioni, trascendimenti, violazioni. La moltiplicazione dei punti di vista si traduceva in un sovrapporsi di scritture e riscritture, cancellazioni e correzioni. Il primo evento non poteva che essere lei: la Poesia. Questa impostazione faceva diventare le riunioni dei veri e propri laboratori poetici e si manifestò da subito il carattere non solo letterario e artistico della rivista, ma anche quello politico-culturale, incrociando eventi che si presentavano ad essere invasioni di campo reciproco tra produzione poetica e valenza socioculturale del progetto. Era naturale da subito entrare in contatto e confronto dialettico con altri campi espressivi come la musica, il teatro, le arti figurative. Così la struttura della rivista ha incominciato ad articolarsi e a costruire collaborazioni con le associazioni di Teatro Palazzo d’Inverno e Arka.
Negli anni si è consolidata una redazione aperta, nella quale troviamo autori che, oltre ai fondatori, hanno attraversato la storia di Erbafoglio fino a questi ultimi anni: Alberto Lecca; Roberto Belli; Arnaldo Pontis; Duilio Caocci; Caterina Martis; Betty Collu; Rosaria Lasio e Alessio Liberati. Per anni i redattori si incontravano, spesso, una volta alla settimana e la rivista crebbe anche graficamente. Dopo i primi tre numeri in fotocopia (eventi “La poesia”, “La Questione palestinese” e “L’uomo solo”) si passò alla stampa tipografica fino al numero 10/11, eventi “Stupri”, “Il vero e il falso”, “Percorsi metropolitani”, “La voce della poesia”, “La morte”, “L’erotismo” e “I luoghi e l’utopia”. Con il numero 12, “Silenzi” la rivista inizia una nuova serie cambiando logo, grafica e impaginazione; aumentano quindi anche i costi e le difficoltà imprenditoriali si fanno sentire. La rivista nasce bimestrale, poi diventa trimestrale, poi semestrale e negli ultimi anni della II serie, fino al numero 23/24, evento “Fuoco”, dell’anno 2002, anche annuale. Gli eventi che si susseguono sono: “Il diverso”, “Dio”, “Tradurre e/o tradire”, “Silenzi”, “Il ritmo del tempo”, “Madri, Femmine, Donne”, “Terra”, “Acqua” e “Fuoco”. Il lavoro di redazione è sempre più complesso, negli anni vengono costruite anche collaborazioni esterne molto importanti. Negli anni Novanta il laboratorio redazionale, che si è costituito anche in Associazione “Il versante Poietico”, costruisce anche un festival di poesia, “Lingua di nuvole”, che dura per quattro stagioni, dal 1996 al 1999. Le difficoltà economiche e i costi di stampa costrinsero la redazione a interrompere lavoro e pubblicazioni nel 2003, con il numero 25, evento “Aria”, che allora non riuscirono a stampare.
Dopo diciotto anni di silenzio, nel 2021, la rivista ha ripreso vita con una nuova serie e con la pubblicazione fino ad oggi di sette nuovi numeri: pubblicando “Aria” così come era stato pensato nel 2003, e a seguire “VentiVentuno”, “Antropocene”, “Homeless”, “Macchine”, “Futuro” e “Conflitti”. La rivista, edita ancora oggi dall’Associazione “Il Versante Poietico” con periodicità semestrale, è distribuita in Sardegna – ma ha abbonati anche nella penisola – ed è spesso accompagnata da esibizioni del gruppo redazionale (reading e performance videomusicali), in occasione di presentazioni di ogni numero, realizzate in diversi centri della Sardegna. Attualmente è in lavorazione il numero 32 dedicato all’evento “Caos” la cui uscita prevista è aprile 2026.
Oggi la redazione di Erbafoglio, che ha sede a Cagliari, vede a capo dell’organizzazione sempre Antonello Zanda e Alberto Lecca, rispettivamente Direttore Responsabile e Direttore Editoriale, ed è composta da: Arnaldo Pontis; Alessia Usai; Alessio Liberati; Fabrizio Raccis; Giovanni Fancello; Giulia Patta; Laura Stochino; Roberto Belli; Roberto Serra e Simona Carboni.
Antonello Zanda e Alberto Lecca fin dal primo numero dal titolo “N. Ø: La Poesia” hanno sempre collaborato assieme rendendosi noti come rivista e come spazio dedicato alla cultura poetica per tutta l’isola.
Quanto c’è di più curioso nell’ultimo numero uscito “N.: 31 Conflitti” e, da quanto si legge alla fine del numero della rivista, in quello che uscirà a marzo-aprile 2026 “N. 32: Caos” ha uno strettissimo rapporto con il “N. 1: La questione palestinese” del lontano 1988. Si parla infatti nuovamente, a distanza di trentotto anni dalla pubblicazione del primo numero della rivista, della questione palestinese, dei conflitti, del caos che sta imperversando nel mondo ormai da ben quattro anni a questa parte quando l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 sconvolse il mondo intero. Ma la storia del conflitto israelo-palestinese comincia oltre un secolo prima, esattamente centoquarantaquattr’anni fa.
Siamo nel 1882 quando i primi coloni sionisti sono arrivati in quella che era la Palestina ottomana. Israele sin dalle origini del sionismo – movimento coloniale fondato da Theodor Herzl nel 1897 in occasione del Congresso di Basilea in risposta all’antisemitismo che infuriava in Europa, e per il quale venne eletto Presidente – non accettava una indipendentizzazione del popolo ebraico. Herzl, ebreo-ungherese, era già noto l’anno precedente per la pubblicazione “Der Judenstaat” ossia “Lo Stato Ebraico” nel quale pose le basi per quello che verrà definito il sionismo moderno, che proseguirà la sua battaglia nell’arco di tutto il XX secolo scontrandosi in maniera brutale col famigerato operato sadico del “Wolf”: Adolf Hitler. Il
termine antisemitismo è però parola da attribuirsi anzitempo di Hitler, precisamente risale al medesimo anno del Congresso di Basilea ed è attribuito allo scrittore nazionalista tedesco Wilhelm Marr e lo si ritrova
in forma non esplicita bensì eufemistica fra le righe del titolo della sua opera del 1897 “Der Weg zum Siege des Germanentums über das Judentum” ossia “La strada verso la vittoria del Germanismo sul Giudaismo, da una prospettiva aconfessionale” titolo col quale espresse il concetto della parola composta tedesca “Judenhass” (odio per gli ebrei); prova del fatto che fu lo stesso fondatore dell’Antisemiten-Liga il 26 settembre 1879 per la persecuzione degli ebrei che verrà proseguita nell’arco della prima metà del Novecento e in particolar modo fra 1941-1946 quinquennio dell’olocausto nel quale, per mano nazista, morirono ben 6.000.000 di ebrei. Dato il terribile periodo che già passò il popolo ebraico dai tempi di Marr, appena due anni dopo furono nuovamente sottoposti a un’altra pulizia etnica, alla quale seguì la resistenza palestinese fino all’occupazione di quella biblica “Terra Promessa” nota “Terra d’Israele” per poter fare vivere al sicuro tutti gli ebrei che altrove, nel mondo, si sentivano minacciati. Ciò venne fatto con l’auspicio di una coesistenza sullo stesso territorio con la consapevolezza di due Stati differenti che si risolsero in un catastrofico fallimento per il quale oggi, quasi un secolo e mezzo dacché se ne ha testimonianza, a causa di politiche genocide nella Striscia di Gaza ne stanno ancora pagando il caro prezzo donne, uomini e bambini di ogni età.
Alla pag. 2 del “N. 30: Futuro” si legge:
“Il concetto “Conflitti” ha margini estesi, ma ne percepiamo fin da subito il senso più immediato. Alla sua voce associamo, inevitabilmente, di questi tempi, il terribile contesto internazionale di guerre sanguinarie: i massacri in Ucraina, in Kurdistan, in Palestina, in Myanmar, ecc.: parliamo di circa 56 conflitti che interessano più o meno direttamente 92 paesi, che nel 2024 hanno fatto 230.000 vittime. I numeri sono relativi, ma i morti sono, tutti e ognuno, reali, concreti, veri e urtano contro la nostra coscienza più o meno insonnolita e anestetizzata dalla gazzarra mediatica quotidiana. Perché questo urtare, con e dentro la coscienza, è alla radice dei conflitti. Per altro verso, il conflitto ha anche a che fare con la dimensione privata e con il duro urto della mente contro sé stessa: il dubbio intimo che, spesso a caro prezzo, è costantemente teso alla liberazione interiore e alla emancipazione del sé. Ma queste sono solo due delle accezioni possibili, perché il conflitto – soprattutto in relazione ai suoi contrari, la ragionevolezza e il dialogo – è radicato nella nostra parte più profonda ben oltre quanto siamo portati a credere. Da sempre indagato in letteratura, il conflitto suggerisce spunti di riflessione che non possiamo non cogliere e che riguardano – dal nostro punto di vista – anche il potere che su di essa ha la poesia. Aprire un versante poetico su queste angolazioni è come sollecitare la sublimazione della materia conflittuale per aprire le sue pieghe alla parola e alla voce… Allora troviamo radicali sedimentati di conflitti nella nostra storicità e scorgiamo il nemico dentro, avvertiamo l’avversario nell’invertibile, sfuochiamo per sdoppiare e scoprire strati, specchi, rizomi, labirinti e cavità. Il poeta avverte nel climax della parola un transito trascendentale, un sollevarsi che è anche uno scavare nella voragine aperta dagli estremi del conflitto. La creazione poetica allora diventa un corpo a corpo tra il poeta e la parola, tra la voce e la scrittura e mette in gioco i suoi conflitti sul terreno di un’estetica che è cura dell’umana natura.”
Tre numeri di questa voce dell’isola, voce d’oltremare, voce internazionale della cultura e della poesia emancipante le diverse etnie tramite la parola, attenta ai temi più duri e facente pressione sul “svegliarsi in tempo” per cambiare le cose, con i mezzi che ci sono, con tutto quello che abbiamo a disposizione, sono dedicati a questa guerra senza fine per la quale la parola per poter fermare questi disastri umanitari potrebbe voler dire veramente tanto ed è bene farci sentire tutti quanti: chi ignora è complice!

Se questo è un uomo
Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi, Se questo è un uomo (1947)
Erbafoglio è presente su:
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Dal 1988 Erbafoglio ha pubblicato i seguenti numeri della:
- Serie I:
N.0: La poesia (1/1988)
N.1: La questione palestinese (3/1988)
N.2: L’uomo solo (5/1988)
N.3: Stupri (9/1988)
N.4: Il vero e il falso (11/1988)
N.5: Percorsi metropolitani (1/1989)
N.6: La voce della poesia (10/1989)
N.7/8: La morte (1/1990)
N.9: L’erotismo (1/1991)
N.10/11: I luoghi e l’utopia (10/1992)
- Serie II:
N.12: Il diverso (10/1992)
N.13/14: Dio (6/1993)
N.15: Tradurre e/o tradire (6/1994)
N.16: Silenzi (5/1995)
N.17/18: Il ritmo del tempo (6/1996)
N.19/20: Madri, femmine, donne (7/1997)
N.21: Terra (6/1998)
N.22: Acqua (9/2000)
N.23/24: Fuoco (6/2002)
N. 25: Aria (6/2003 – stampato nel 2021)
- Serie III:
N.26: Ventiventuno (8/2021)
N.27: Antropocene (5/2023)
N.28: Homeless (3/2024)
N.29: Macchine (10/2024)
N.30: Futuro (4/2025)
N.31: Conflitti (10/2025)
Il 14 Marzo 2026 presso lo Shardano Pasticceria Wine Bar Bistrot di Oristano in via Giuseppe Biasi, 1 saranno nostri ospiti i direttori della rivista Erbafoglio, Antonello Zanda e Alberto Lecca, lo storico collaboratore della rivista Michele Licheri e lo scrittore e collaboratore Fabrizio Raccis – già nostro ospite l’anno scorso –, con i quali disquisiremo sul tema.
Per un incontro atto alla non-indifferenza tutti sono invitati a partecipare!
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